NOI VOGLIAMO I NOMI DI CHI VUOLE I NOMI

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LE LISTE DEI NOMI DEGLI ISCRITTI?

IL SINDACATO NON E’ UN REPARTO, FATEVENE UNA RAGIONE

Da alcuni giorni è stato recapitato da parte di un Comando di Reggimento, un messaggio dove si chiede con inappropriato tono perentorio, che chiunque faccia parte di associazioni sindacali “dovrà” comunicare il proprio nome e eventuale carica ricoperta.

Ferma restando l’infondatezza giuridica di tale richiesta e pertanto nessun militare è tenuto a darvi riscontro, come SILME non possiamo che giudicarla come una volontà di voler effettuare una sorta di schedatura per fini che ci risultano ignoti o che non hanno nessuna utilità.

Saremmo quindi interessati e lo riteniamo necessario per dovere di chiarezza da parte del Comando di Reggimento, di capire quali siano da un lato i fondamenti giuridici di tale richiesta perentoria, dall’altro quali siano le ragioni (tecniche? organizzative?) che hanno determinato la suddetta richiesta anche in assenza di una legge sui sindacati.

Se le ragioni dovessero essere quelle di un’azione preventiva sui sindacati militari, questa organizzazione non starà alla finestra a guardare la parata dei “io sono io e voi non siete un c…..”, frase ormai nota del Marchese del Grillo.

Inoltre e soprattutto in mancanza di motivazioni per le ragioni di cui sopra, riteniamo che tale comunicazione possa rappresentare un comportamento che presuppone ripercussioni sul libero esercizio dell’attività sindacale e quindi possa assumere le caratteristiche di condotta antisindacale, tesa a colpire le libere organizzazioni di rappresentanza dei militari.

Pare assai contraddittorio che non si convochino i sindacati per la discussione del contratto, adducendo la strumentale giustificazione che non esiste una legge sulle libertà sindacali e che, per contro, si pretenda di censire le soggettive scelte del personale, schedandone le libere adesioni alle associazioni.

Ci permettiamo di segnalare che, qualunque sia il motivo alla base della circolare emessa, il metodo è assolutamente sbagliato. In ogni ambiente di lavoro, sul tema dei diritti e delle libertà delle lavoratrici e dei lavoratori, non si “ordina”, non di “determina”, non si “comanda”, ma si concerta. Prima, cioè, si consultano le organizzazioni sindacali, si discute dei temi e, solo alla fine, si decide.

Non sarà proprio questo cambiar dei tempi che “inquieta” i comandi, tanto da impedire l’approvazione di una legge riconosciuta come irrinunciabile anche dalle Magistrature più importanti?

Il SILME contrasterà sempre questi comportamenti, continuando a rivendicare per lavoratrici e i lavoratori militari la loro piena libertà di associazione.

Chiediamo a tutte e tutti coloro che abbiano eventualmente subito pressioni da questo punto di vista di segnalarcelo, anche per offrir loro le dovute tutele legali.

Ribadiamo da ultimo la necessità che il Comando di Reggimento chiarisca immediatamente le ragioni della richiesta.

Roma 04.02.2021

Il Segretario Nazionale del SILME

Giuseppe Pesciaioli

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