RINNOVO CONTRATTUALE o LA SOLITA BARZELLETTA?

RINNOVO CONTRATTUALE o LA SOLITA BARZELLETTA?

di Giuseppe Pesciaioli

Ormai sono oltre 40 anni che siamo abituati a questa frase decisamente inappropriata e fuorviante, perchè di tutto si tratta tranne che di contratto. Di fatto è una IMPOSIZIONE!

Le ultime notizie diffuse dalla rappresentanza militare, ci mettono di fronte all’ennesimo “prendere o prendere”, senza un minimo di confronto con quelli che sono i soggetti interessati, ovvero i militari.

La rappresentanza militare è stata definita dal Consiglio di Stato, una organizzazione interna all’amministrazione e pertanto evidenzia un forte conflitto d’interessi tra quelle che sono le prerogative del personale militare (di essere rappresentato sulla base di una piattaforma contrattuale condivisa dal personale) e quelle che sono le esigenze dell’istituzione militare.

Sono due cose diametralmente opposte al senso proprio della prerogativa sindacale, mischiando come si suol dire, capre e cavoli e si sa come finisce, le capre si mangiano i cavoli.

Per farla più semplice è come dire che se un ministero deve funzionare, invece di stanziare fondi per le sue strutture e per le sue finalità, si usano quelli che invece dovrebbero andare a chi presta opera professionale.

Qualcuno storcerà il naso su questa affermazione ma se andiamo nel dettaglio, forse ci capiamo meglio.

Far coincidere un aumento stipendiale con le attribuzioni specifiche, ovvero andando ad incrementare gli emolumenti degli accessori di alcuni reparti operativi (trascinamento, supercampagna….) prelevandoli agli stanziamenti per il rinnovo contrattuale di tutti i militari nessuno escluso, inevitabilmente si erode la già precaria retribuzione di base stipendiale, creando un danno a tutti quegli “sfigati” che servendo la forza armata in alcuni reparti piuttosto che altri e certamente non per scelta personale ma per esigenze funzionali della stessa, invece dell’auspicato aumento utile anche ai fini pensionistici ma soprattutto al potere di acquisto di ogni lavoratore militare, si arriva alla spartizione dei “resti”.

Come gli sia venuto in mente all’amministrazione militare per il tramite del COCER, di spartire l’ammontare dell’adeguamento stipendiale per il rinnovo contrattuale in percentuali da dividere in base alle indennità accessorie è presto detto.

Negli ultimi 20 anni l’amministrazione militare per il tramite del COCER, ha escogitato sistemi retributivi per il personale immettendo nella dinamica contrattuale tante contaminazioni fuorvianti, che non vanno nella direzione di dare un serio e fattivo contributo al sostentamento economico, bensì alla capacità di “fregare” la parte politica portandola a decidere l’ammontare delle somme da destinare al bilancio, in particolare quelle destinate al personale, in una somma omnicomprensiva che ad un primo acchito sembrerebbe addirittura rilevante, mentre nella sostanza vanno a premiare alcune categorie a discapito di altre.

Gli stanziamenti delle spese per gli accessori, primo fra tutti quello degli straordinari, viene travasato nel rinnovo contrattuale senza minimamente tenere conto di quante risorse verranno poi equamente ripartite tra tutti gli appartenenti, omettendo, volutamente, che il peso in termini economici favorisce alcune categorie dirigenziali fino a far percepire alle stesse dei veri e propri DOPPI STIPENDI e tutto questo con le risorse destinate al contratto dei non dirigenti. Quindi bisognerebbe chiedersi perchè non dividere già a monte le quote destinate al pagamento dei dirigenti e quelli destinati a tutti gli altri? Ve lo dico io il perchè? Perchè apparirebbe immediatamente agli occhi di tutti, che l’80% di tutto l’ammontare andrebbe a pochi, ai soliti noti.

Il sistema è drogato, inefficace, iniquo eppure dalla rappresentanza nessun segno di indignazione, si avvalla tutto senza un minimo di interposizione, almeno per salvare la faccia se non gli interessi del personale.

Facciamo un altro esempio; è giusto e sacrosanto che chi magari svolge una funzione o un incarico più oneroso o pericoloso gli sia riconosciuto in termini economici, però non è giusto che il riconoscimento per alcuni passa per la sottrazione di risorse destinate ad altri.

Gli stati maggiori queste cose le sanno benissimo, come sanno che presentare i conti in tesoreria dello stato dove emergono chiaramente le enormi differenze di spesa del personale, aprirebbero un pò più gli occhi a qualche politico che magari gli potrebbe venire in mente di presentare una interrogazione sul perchè, ad esempio, su una base di migliaia di militari non dirigenti, la spesa delle indennità accessorie di una categoria decisamente più ristretta in termini numerici, alla fine costa il doppio della maggioranza. Insomma nelle forze armate circa 12.000 ufficiali costano quanto 170.000 subordinati.

Lo avevamo già denunciato qualche tempo fa, 4.000 generali in servizio attivo sono una spesa ingiustificata e insensata, una sproporzione numerica che droga e falsa tutto il sistema, praticamente un intera Brigata fatta solo di generali.

Questo sistema, marcio ed ad uso e consumo di pochi a discapito di tanti, andrebbe ristrutturato e rivisto, nel frattempo gradiremmo che almeno i COCERISTI che ricoprono anche cariche importanti in alcuni sindacati militari recentemente costituiti, denunciassero e non sottoscrivessero questi contratti “marchetta”, anzi sarebbe auspicabile che almeno si prendesse atto che rivestire contestualmente la doppia veste di coceristi e sindacalisti è il tutto e il contrario di tutto, parte e controparte.

D’altronde se il Consiglio di Stato ha sancito che il COCER è parte dell’amministrazione mentre i sindacati sono la controparte e malgrado ciò i vertici continuano a far finta di niente e a tollerare questa duplicità, non è certo perchè creano problemi, anzi, gli danno un assist per continuare imperterriti a fare quello che sempre hanno fatto, ovvero quello che gli pare e piace, ovvero un Robin Hood all’incontrario.

La cosa più fastidiosa in assoluto rimane comunque la lamentela degli stessi Coceristi in merito all’inadeguatezza della distribuzione delle risorse, essendo loro i primi ad averla sostenuta e agevolata;

Ci vogliono gli attributi per opporsi a tali condizioni, ma le rivoluzioni le fanno quelli che hanno la pancia e le tasche vuote e non mi sembra questo il caso.

Segretario SILME

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