LA POLITICA “NEMICA” dei LAVORATORI

MILITARI E NON SOLO

La legge sui sindacati militari è finalmente legge! (viene da ridere…..)

Non ti regala niente nessuno. RICORDALO

Così hanno esordito molti parlamentari all’indomani dell’approvazione di una legge, che dovrebbe garantire la tutela individuale e collettiva dei militari italiani a seguito della sentenza della Corte Costituzionale e della Carta Sociale Europea.

Cominciamo con il dire che questa magnanimità politica nei confronti dei corpi militari italiani è falsa, contraddittoria e diciamolo, anche un po’ ipocrita, dettata più da convenienze di casacca partitica e (purtroppo) da ignoranza viscerale di tantissimi parlamentari per quanto riguardano le reali condizioni di impiego del personale militare, delle sempre troppe angherie perpetrate nei loro confronti , di una mancanza di controllo politico di come vengono gestite e quindi spese le risorse economiche destinate alla difesa e alla sicurezza.

Partendo da questo presupposto (non da poco), il lavoro parlamentare per arrivare a partorire (abortire) questa legge è frutto di commistioni e compromessi legati soprattutto non alla gestione di una istituzione, bensì a coprire con una foglia di fico ogni possibile eventuale messa a nudo di un sistema che oltre ad essere obsoleto, presenta delle vere e proprie violazioni dei principi costituzionali e del diritto internazionale.

L’ipocrisia di voler fornire una legge che autorizza i sindacati militari senza dare piena esecuzione delle prerogative sindacali di auto-organizzazione, autodeterminazione, autonomia della rappresentatività delle varie categorie di lavoratori militari vietando di fatto la costituzione di sindacati di categoria (cosa più che normale in un paese normale), il ricorso al giudice amministrativo piuttosto che quello del lavoro, è come se, per fare un esempio neanche tanto astratto nelle forze armate, dotare tutti di cartellini sostitutivi di qualsiasi natura, tipo vale un estintore, vale un apparato di bonifica, vale una maschera antigas, vale un ospedale, vale una pensione, vale una giustizia …… etc etc. .

Così, per rimanere perfettamente in tema, ci hanno regalato un articolato di legge che “vale un sindacato”, ovvero non vale proprio niente se non il valore della carta stessa. Ci arrendiamo? Non sia mai!

Era all’epoca della riforma

Dove andremo a finire con questa legge? A fare ricorsi su ricorsi per ogni sopruso che inevitabilmente si verrà a determinare da qui a quando questa classe politica, verrà sostituita da un’altra che noi auspichiamo migliore (la speranza è sempre l’ultima a morire).

Nel frattempo dovremmo fare un lungo lavoro di aggregazione e solidarietà non certo con la politica, che abbiamo visto troppo interessata ad altro, ma con le altre categorie di lavoratori e non necessariamente militari, per essere riconosciuti lavoratori al loro pari e cominciare a distinguere i lavoratori dipendenti da quelli dirigenti.

Non sono la stessa cosa e non possono esserlo e quindi non possono coesistere nel medesimo sindacato dirigenti e subordinati, dirigente di azienda e operaio, dirigente di impresa e impiegato e via discorrendo, perchè è chiaro che sono due categorie che non possono avere gli stessi problemi e necessità, dai facciamola finita con questa fesseria, cominciamo a dire noi e loro, due entità diverse e distinte.

Sono stati talmente bravi i politici e dirigenti militari che hanno previsto in questa legge monca che non possiamo fare nessuna aggregazione con altri sindacati o associazioni di sindacati, né singoli né confederati e neanche tra sindacati militari, tranne quelli interforze che per essere rappresentativi dovrebbero avere all’interno delle percentuali di rappresentanza tali da essere praticamente impossibile, quindi inutili.

L’Italia oggi è costernata da una miriade infinita di ingiustizie che soggiacciono alla inadeguatezza di una risposta politica, troppo condizionata dalla unica preoccupazione che hanno i partiti stessi, la loro sopravvivenza e la legge sui sindacati militari ne è l’ulteriore prova provata.

Purtroppo invece di guadagnare la fiducia dei cittadini legiferando per rispondere alle esigenze di tutti i giorni, i partiti giocano a fare i grandi statisti e finanzieri in un enorme gioco al Monopoli al quale possono giocare solo loro, oppure cercando di piazzare qua e là propri referenti in posti strategici sia economici sia di potere in modo tale, che a prescindere da come andranno le elezioni, comunque governeranno il paese direttamente o indirettamente.

Il paradosso di questo assurdo modo di governare e legiferare è quello di creare le condizioni di rendere il voto dei poveri italiani inutile, votando leggi elettorali dove per poter governare devono aderire tutti alla maggioranza, così ognuno ha una fetta di torta dove affondarci le mani e se ti presenti da solo con un partito nuovo, prima o poi ti allinei o non governi. (la Corda, il M5S che era il diverso poi diventato uguale).

A chi affidarci? Ai sindacati confederati? Sarebbe una soluzione ma anche loro ormai sono arrivati alla posizione dell’attendismo, non lotta più nessuno, sono lì con il famoso motto “siediti sulla riva del fiume e aspetta il cadavere del tuo nemico” sperando che nel frattempo diventi amico e magari accontentandosi di qualche misera briciola da sbandierare ai propri iscritti come una grande conquista.

CGIL, CISL, UIL e UGL si sono disabituate alla lotta, alla rivendicazione delle giuste e sacrosante aspettative dei lavoratori e continuano ad essere condizionate dalle proprie influenze politiche/partitiche/ideologiche.

Che fare allora?

E niente, mica devi fare sindacato per dialogare con la politica, ti devi sostituire alla politica per dialogare con i propri problemi.

Quindi siamo messi nella condizione che se vuoi conquistarti il tuo diritto, devi fondare un partito, non un sindacato.

Sarebbe interessante fondare un partito dei lavoratori non rappresentati, praticamente il più numeroso con percentuali bulgare.

Per la cronaca, nessun partito si è speso per il riconoscimento dei diritti dei militari (non dirigenti e non generali), tutti hanno difeso il diritto della dirigenza militare di poter continuare a fare come hanno fatto finora, forse per quanto detto prima, mettere l’uomo giusto al posto giusto per garantirsi il diritto di governare anche se non hai la maggioranza e non fai parte del governo e non crearsi nemici influenti e importanti, che domani potrebbero servirti, non si sa mai…….

La stessa minchiata che fece Togliatti e di cui ne stiamo ancora pagando le conseguenze.

Che aveva fatto Togliatti???? E questo ve lo dovete andare a studiare, soprattutto i compagni.

Segretario Nazionale SILME

Giuseppe Pesciaioli

Giuseppe Pesciaioli

Giuseppe Pesciaioli

Nato il 18/02/1964 - Laurea in Sociologia indirizzo "Economico e organizzativo del lavoro" (2005) Università di Urbino Facoltà di Sociologia - Tesi: "Il Diritto Sindacale nelle forze armate" Segretario Generale del SILME - Sindacato Italiano Lavoratori Militari Esercito - Vice Presidente ASSODIPRO - Delegato COCER Cat. "B" - Esercito - mandato 1999 - 2001 - Militare in servizio

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